Buio più del solito in sala e sul palco, ma giusta atmosfera per un' arena.
Aspettiamo il "four!" di Andrea, seduto pronto dietro ai tamburi, e l'inizio dello show dei Montana.
E via.
L'impatto del loro hard core a volume altissimo, cantato in italiano, ci è familiare.
Gli ascolti adolescenziali di Frammenti, Affluente e Belli-Cosi saltano alla memoria con la loro carica di entusiasmi contrastati dalla vita, rivincite agognate, perenne sfida.
E' un vero piacere.
Cominciamo a dondolare le nostre teste, la raffica di accordi incastrati perfettamente con le ritmiche che esegue Cola è una rissa suonata.
Risponde loro, al basso, Enrico, attraversato da un fascio di luce diagonale quasi caravaggesca, e alle linee vocali di Fra alimentando l'eccitazione che ci sta scuotendo dentro e fuori.
Fra, appunto, che si muove e urla davanti a noi, al centro della scena.
Spesso dondola il microfono tenendolo per il cavo, nel vuoto, come un colpevole appeso.
Evoca la fine che farà l'oggetto dei suoi testi: uno sfidante altezzoso e vuoto, forse il vincitore di un primo round epocale che sta per franare al suolo sotto i colpi della vendetta.Nessuna sconfitta all'orizzonte nei testi dei Montana, ma la preparazione allo scontro, dovuto, con chi ha troppo preteso dalla sopportazione di tutti, di ogni giorno.
Un concerto che è anche una prova di forza contro il caldo, contro di noi che chiediamo loro di suonare ancora e ancora, madidi di sudore.Escono a testa altissima i Montana.
Luz
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